Rio Lumiei parte alta (Sauris)

Copia di DSCF3169

Non è stata una vera e propria esplorazione, ma una ripetizione di un percorso già esplorato e frequentato per le opere idrauliche presenti a monte ed a Valle.
Ne parlai la prima volta con Carlo (Gasparini) nel 2010, immaginando che se non fosse stato costruito l’invaso del lago di Sauris, il torrente Lumiei sarebbe stato un unico torrente con caratteristiche orografiche omogenee da Sauris di sopra ad Ampezzo.
Carlo probabilmente persuaso da questa idea, fece subito una discesa, credo con il suo amico Giacomo, ma in un successivo incontro, mi disse che si era bella ma forse non adatta per accompagnare le persone, trovandola anche pericolosa in alcuni punti.
Approfittando di una serata di divulgazione sul  torrentismo a Lateis, presso il  mouble alpino Pà Krhaizar, il giorno dopo decido di affrontare questo percorso in solitaria, godendomi a pieno i vantaggi di questa dimensione, (no clienti, no materiale in eccesso, no gestione delle calate altrui, ecc…).
Ho tutto quello che serve per una esplorazione, ma confido anche sul fatto che Carlo abbia lasciato traccia di se, con qualche armo.
Il percorso di avvicinamento è la parte più faticosa, giornata torrida, e un sentiero che parte tutto in salita dalla centralina di produzione energia elettrica di Pamelouche, a ridosso del lago.
Dopo 45’ minuti di cammino, il sentiero rimpiana e costeggia il torrente, qui mi appresto ad entrare.
Sono a 200 metri dalla centralina a monte in località Moline.

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Mi avvicino al torrente rimanendo già colpito dall’aspetto geologico del posto.
Strati di scaglie rosse erose, che creano una scenografia unica e sorprendente.
Dopo un centinaio di metri, la forra incomincia a restringersi, ma il percorso si dimostra sempre molto facile, per la presenza di un letto di ghiaia che sarà costante per tutto il percorso.
Unico neo: l’acqua trasporta molto sedimento, e anche dove è profonda pochi centimetri non permette di vedere il fondo. Quindi acqua con velocità di flusso elevata e scarsa visibilità, okkio a dove si mettono i piedi!

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Mi fermo a fare foto nei tratti più significativi, molto belli a livello scenografico, e credo che possa essere una escursione particolarmente indicata ai geologi, per la presenza di molteplici affioramenti rocciosi.

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Arrivo al primo salto, e trovo un chiodo da roccia (sicuro di Carlo), ma trovo anche tutta una serie di corrimano, aste e occhiellature costruite per percorrerlo senza corde. Trovo addirittura i resti di una scala in alluminio cementata alla roccia.

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Gli ambienti si susseguono, fino ad una zona dove la roccia pare faccia da arco naturale. Questa è la zona pericolosa descritta da Carlo, una mensola boscosa che si protende per 15-18 metri verso l’altro lato della forra. Qui un potenziale escursionista che vi cammina sopra non riuscirebbe ad intuire dove si trova e rischia di fare la fine del Cojote dei cartoni!
La forra cambia ancora, zone con strati di roccia multicolore, zone con chine di materiale franato ed instabile, ma mai la presenza di una bella pozza profonda! Tutto sempre molto inghiaiato, che rende si più veloce e facile l’escursione, ma non permette un bel tuffo.

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Nell’ultima parte gli affuenti di entrambe le sponde creano spettacolari cascate, anche da altezze notevoli, fino a chiudersi nella parte più stretta dove si incontano i calcari compatti.

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Qui percorro un corridoio quasi buio, che si interrompe bruscamente riportandomi alla luce nei pressi del Lago.lumiei alto 0008
A differenza di Carlo, credo che questo percorso pur non essendo attraente per tuffi, calate e pozze, ha un suo fascino. Mi ricorda molto le forre che scendono dal Nevegal verso il lago di S.Croce, con questi strati rossi che creano disegni, piani inclinati e prospettive sceniche.
E’ sicuramente faticoso anche se le calate sono minime (dai 3 ai 6 metri). Armando un pò e facendo foto ho impiegato 4 ore e mezza per percorrerlo.

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